Stime iniziali vs risultati reali: come costruire una cultura del delta

Quante volte, in fase di briefing, qualcuno ti ha chiesto la stima perfetta?
Il cliente vuole certezze, il commerciale un numero da scrivere nel preventivo, il PM un piano da seguire senza intoppi.

Ma la verità è che la stima perfetta non esiste.
I progetti non vivono in un mondo ideale: ci sono imprevisti, cambi di scope, richieste dell'ultimo minuto, giornate in cui il team “vola” e altre in cui si blocca.

Continuare a cercare la stima perfetta è come pretendere di azzeccare le previsioni meteo di tre mesi dopo. Quello che possiamo (e dobbiamo) fare è monitorare con attenzione lo scostamento tra la stima iniziale e il risultato effettivo. In una parola: il delta.

Il delta non è un fallimento, è un segnale

Molti vivono il delta come un errore: “Abbiamo stimato 200 ore, ce ne sono volute 300: abbiamo sbagliato.”

In realtà, il delta è una miniera di informazioni:

  • Ti indica dove le tue stime non erano realistiche.
  • Rivela i punti del processo che generano inefficienze.
  • Ti aiuta a riconoscere i pattern: quali progetti tendono sempre a sforare? Quali invece finiscono prima del previsto?

Un delta positivo (hai impiegato meno risorse del previsto) non è solo “fortuna”, ma un segnale di efficienza da valorizzare.

Un delta negativo (hai sforato il budget) non è un atto d'accusa, ma un'opportunità per migliorare il metodo di lavoro, la pianificazione e la comunicazione con il cliente.

Come scrivevano Kaplan e Norton su Harvard Business Review, troppe organizzazioni scoprono solo a consuntivo che “i ricavi sono inferiori e i costi superiori rispetto alle attese”: il punto non è eliminare questi scostamenti, ma imparare a intercettarli e gestirli prima che sia troppo tardi.

Perché stime e realtà divergono?

Le ragioni sono tante, e conoscerle è il primo passo per gestirle:

  • Ottimismo sistemico: chi fa le stime tende a sottovalutare complessità e revisioni.
  • Variabili non considerate: dipendenze tra attività, tempi di attesa dei clienti, ritardi da fornitori.
  • Esperienza limitata: in assenza di dati storici, le stime si basano più sulle sensazioni che sui numeri.
  • Pressioni commerciali: a volte si abbassa la stima per rendere l’offerta più appetibile.

Il delta ti mette di fronte a uno specchio: non puoi sempre evitare gli scostamenti, ma puoi imparare a interpretarli.

Costruire una cultura del delta

Il punto non è azzerare il delta, ma usarlo come leva di crescita.

Come? Con tre ingredienti:

  1. Trasparenza

Parlare apertamente degli scostamenti, senza colpevolizzare. I numeri raccontano la realtà, non servono a fare processi interni ma per migliorare insieme.

  1. Collaborazione

Condividere i delta con tutto il team. Non è solo compito del PM: chi lavora al progetto deve sapere come le stime si confrontano con i risultati, perché solo così può contribuire a correggere il tiro.

  1. Apprendimento continuo

Ogni delta è un feedback. Se lo registri e lo analizzi sistematicamente, diventa un patrimonio di conoscenze che rende le stime future più solide e le decisioni più consapevoli.

Dal dato all’insight

Troppo spesso i delta restano invisibili: nascosti in file Excel che nessuno aggiorna o, peggio ancora, ignorati del tutto.

Ma se non li guardi, non impari.

Ed è così che gli stessi errori si ripetono di progetto in progetto, di anno in anno.

Con wethod, invece, i delta diventano parte del linguaggio quotidiano: puoi confrontare le stime con i consuntivi in tempo reale, osservare l'impatto dei delta sulla marginalità e imparare dai dati passati per effettuare stime più realistiche in futuro.

Il risultato? Una gestione più trasparente, meno ansiogena e più sostenibile. Perché i numeri non servono a giudicare: servono a crescere.

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